Humani nihil alienum

Mi sforzo sempre di essere coerente con l'idea che nessuno è chiamato ad essere un eroe, e non si può mai dare alcuna colpa a chi sceglie di non esserlo. Se la non eroicità di qualcuno diventa un problema grave, la colpa è di chi governa il sistema.

Beato quel paese che non ha bisogno di eroi.


Così Brecht fa dire al suo Galileo, subito dopo che questi accetta di rinnegare le sue scoperte per non rischiare il rogo.

Ma proprio questo aumenta il mio disprezzo per chi si rifiuta non di essere un eroe, ma solo di fare quello che è suo dovere fare.
Ognuno di noi ha dei compiti ben precisi, che da soli ci assegnamo. Studiare quando abbiamo detto che questo è ciò che faremo, per fare un esempio banale e scontato. Uno dei problemi principali del nostro paese è semplicemente questo: chi si assume certe responsabilità appena può le evita e agisce come se niente fosse; giornalisti che evitano di fare fact checking, professori che evitano di insegnare sul serio, controllori che non controllano, eccetera.

In questa ottica, trovo perfettamente giustificati i brividi e l'odio che provo ascoltando una persona che pur di non fare il proprio dovere arriva a disinteressarsi di quattromila persone che rischiano di morire.



Difendo sempre anche quando chi si assume certe responsabilità viene attaccato per avere uno stipendio congruo. Ma allo stesso modo è da disprezzare profondamente chi dice "questo lo farò io", ma poi — semplicemente — non lo fa.



Controintuizioni.

E se l'umanità fra migliaia di anni avesse raggiunto prospettive tecnologiche inverosimili oggi come il viaggio nel tempo, ma fosse stata ridotta anche sull'orlo dell'estinzione da un'evoluzione dell'AIDS sempre trasmessa sessualmente ma del tutto incurabile e inevitabile, e avesse deciso di tornare indietro nel tempo per avvertirci, ma potesse farlo solo con un errore sulla destinazione di diverse migliaia di anni e quindi fosse solo riuscita a raggiungere Israele nel 1000 a.C. e la Bibbia fosse solo il risultato del loro tentativo di avvertimento per informarci che in effetti la castità e la riduzione e la regolamentazione del sesso É davvero scientificamente l'unico modo per sopravvivere come specie, solo che è stata distorta negli anni e via via si sono aggiunte molte parti corrotte?

No, era così per dire, però è l'unico modo in cui trovo sensato il fatto che in RAI non si possa dire "profilattico".



Reverse panopticon

Sono sempre più convinto che la privacy non vada tutelata dallo Stato. Vada imposta.
Voglio che la guardia di finanza, i carabinieri, la polizia possano entrare nelle software house un giorno sì e l'altro pure. Che la Apple sia obbligata a rilasciare per lo meno allo Stato i propri codici sorgenti. Anche perchè lo Stato equivale alla comunità: e quindi anche questa è una forma di software libero. I vantaggi economici le rimarrebbero: ma qualora decidesse che essi non esistono più, il codice potrebbe e dovrebbe essere pubblicato e studiato, come nei migliori auspici di Stallman, e non essere perso nei meandri di mainframe aziendali preistorici.
E soprattutto, gli utenti avrebbero pienamente il controllo di ciò che eseguono, pur se mediati dallo stato, come spesso accade nelle nostre democrazie (necessariamente: siamo troppi). Nessuno potrebbe più nascondere del codice "malevolo" nei propri programmi: e la definizione di "malevolo" deve necessariamente essere più di origine etica e perciò legislativa piuttosto che tecnica.

L'aspetto cruciale di tutto ciò è la nostra privacy. Non è ammissibile che un'azienda possa nascondere delle sofisticatissime macchine spia nei propri prodotti senza che nessuno possa controllare. La comunità non può affidarsi alla buona volontà e alla tenacia di pazienti reverse engineer: deve avere il diritto di guardare a quel codice con i medesimi occhi di chi lo scrive, e deve poterlo far analizzare a chi gli pare per estirpare potenziali attentati alla privacy individuale. La privacy deve rimanere uno dei diritti inalienabili della persona.



Milano




I corpi di tutti

Trovo che uno dei principali obiettivi di una persona di sinistra debba essere l'abbattimento di ogni genere di discriminazione sociale. Per questo trovo particolarmente interessanti i movimenti femministi, e credo che — come del resto sulle altre questioni di diritti civili, di discrimazione o di razzismo — abbiamo molto, forse tutto, da imparare dai movimenti americani.

É superfluo dire che queste questioni in Italia sono di grande attualità. In particolare, lo è il dibattito* tra chi sostiene che Il Corpo Delle Donne sia attualmente oggettificato e ridotto a bambola gonfiabile da parte dei mass media berlusconiani (questa è la posizione ortodossa di sinistra: cito Zanardo e Lerner) e chi sostiene che, anche se è così, bisogna considerare che il corpo delle veline (o delle prostitute) appartiene a loro stesse e quindi combattere l'uso che ne fanno significhi combattere una loro libera scelta (v. Bordone).

Questo dibattito non è facile ed echeggia, anche se forse un po' da lontano, quello tra femministe anti-pornografia e quelle pro. Qui in realtà ho pochi dubbi: come consumatore di porno, so che i porno non veicolano alcun messaggio che non sia l'eccitazione sessuale dello spettatore, che è di per sè cosa buona e giusta; non fanno differenza tra oggettificazione femminile (anal rape) e oggettificazione maschile (slave-mistress), nè fra l'eccitazione causata dal vedere un uomo soddisfatto e il corrispettivo femminile (spessissimo, i porno migliori lo sono per via di una visibile gioia della protagonista). La pornografia, dal mio punto di vista, non è "the perfect propaganda piece for patriarchy" (Gail Dines) ma piuttosto il migliore ritratto della libertà di scelta della propria sessualità. Un grandioso manifesto della libertà che ognuno deve avere di scegliere liberamente cosa lo attrae di più.

Però, bisogna dire, dibattere sugli effetti culturali della pornografia è estremamente più riduttivo: la pornografia tange una parte di paese esponenzialmente minore rispetto ai telespettatori di striscia. E questo cosa significa? Significa che l'effetto culturale di striscia è incredibilmente più massiccio; e l'omogeneità è assicurata, in uno stato con 3-4 media televisivi. Non c'è la libertà di scelta del contenuto tipica della pornografia internettiana: c'è un modello verticale in cui i dirigenti di palinsesto decidono i contenuti che potrebbero interessare la maggioranza di pubblico e li propongono.

Indubbiamente il modello unico proposto da mediaset con Striscia, Mai Dire Lunedì etc etc. è quello del velinismo: la donna muta in mutande, e l'uomo a presentare. Al limite, una Michelle Huntziker con le zinne di fuori. E questo modello culturale è sicuramente dannoso, dal punto di vista della considerazione che la donna ha nella nostra società (c'è bisogno che gugoli io il tasso di disoccupazione femminile o la presenza di donne nei posti di potere nel nostro paese? Dai, li sapete, tanto). E rivendicare la libertà di scelta delle 18enni che si candidano a diventare veline è un po' fuorviante, quando questa scelta avviene dopo anni di esposizione a questo modello culturale. Non credo questo sia moralismo: chi fa una scelta che io considero egualmente sex-work, come la prostituta o la pornoattrice, ma lo fa chiaramente senza questa spinta culturale fortissima ma anzi con un generale rimprovero collettivo da parte della società, non merita a mio giudizio neanche una virgola di disapprovazione.
Nel senso quindi che non rispetto le ragazze che scelgono di divenire veline? Sicuramente non credo ci si debba indignare nei loro confronti. Ma far presente loro, anzi, propagandare verso di loro che esistono altri modelli, altre aspirazioni, credo sarebbe un puro atto di riequilibrio contro le onde televisive che il Caro Premier continua a irradiare nelle nostre case.


*Mi appassionano i dibattiti interni alla sinistra, perchè mi sembra che sia spesso un dialogo che dà i suoi frutti e basato su fondamenti comuni, al contrario del dialogo con quella parte del paese clericofascista, che personalmente fatico molto a capire.



Che poi

Non sono ateo, però dalla parte di un dio che discrimina le persone per la loro religione non ci voglio stare.



Piccoli indizi del nuovo medioevo italiano

Mi rendo conto che non siamo un paese moderno, per carità. Mi rendo conto che la ricerca in questo paese spesso finisce in mano a dei balordi, e questo è probabilmente uno dei motivi della nostra decadenza.
Però, io dico, quando il presidente di un istituto di ricerca dice "vogliamo smettere di rendere pubblici i nostri dati, perchè altri li usano per teorie sbagliate" non è un segno evidente che c'è qualcosa nella sua mentalità di profondamente sbagliato? Io sono sicuro che a leggere continuamente dei vari ciarlatani che predicono terremoti a vanvera uno può finire in uno sproloquio senza senso, però gli sproloqui senza senso non dovrebbero essere dettati alle agenzie stampa. Perchè il messaggio che passa è che i dati delle ricerche devono rimanere in mano ai pochi eletti che "hanno il diritto" di guardarli e interpretarli, e all'esterno devono passare solo le teorie approvate e indiscutibili.

Lo so che ci sarà tutto un sottobosco di stregoni che dicono cazzate su quei dati: e forse la colpa di tutto questo è anche dei disgraziati organi di informazione di questo paese, che danno più rilevanza a costoro che non alle teorie scientificamente esatte. E magari a loro volta loro possono incolpare il pubblico e la mentalità antiscientifica che invade questo paese nei suoi momenti peggiori. Però un ricercatore dovrebbe sapere -- non solo sapere! dovrebbe diffondere il messaggio -- che la ricerca si fa cercando la migliore spiegazione a dei dati pubblici. Se solo un élite di ricercatori è in possesso di quei dati, e tutto quello che manda all'esterno sono delle teorie già bollate come corrette, la verificabilità e la credibilità di tutto questo cala bruscamente. E tutto ridiventa un po' come la dimostrazione per autorità aristotelica, che ci dice che il sole gira intorno alla terra, perchè quelli che ne sanno ci dicon così.


Oltre al fatto che se la ricerca è pubblica -- e immagino lo sia -- allora io, parte del pubblico finanziatore, voglio il diritto a vedere quei dati. Ma in fondo questo non fa nessuna differenza: quelli sono dati scientifici, l'umanità intera ha il diritto di vederli e studiarli.